
Senzatitolo (poesia dattilo)

Poesia di oggi…
Sono sempre rimasto a dir poco affascinato dai blog dattiloscritti, una sorta di moda di qualche tempo fa, che fondeva appunto il mezzo digitale con l’arte di passare allo scanner fogli di carta imbrattati da strumenti analogici di scrittura.
Direi che è tutto qui…
Il poema di oggi…
Ormai questo è il mio standard. Mini-notes Clairfontaine “Aged Bag” e adesivi vari (specie asiatici). Di solito uso però copertine colorate. (Colonna sonora: John Zorn.)
Un grazie anche ad Austin Kleon per questa playlist (preview)…
Annotazioni dal mio taccuino. Si parla di Web e di forme di trasmissione del pensiero, tra editoria classica, modernità, conflittualità intrinseca dei generi, delle ritmiche e delle modalità.
Il problema della piazza virtuale è che, nei vent’anni del suo sviluppo, è stata data in pasto all’utenza generalizzata senza una minima previsione di ciò che sarebbe accaduto. Le premesse erano ovviamente positive e incoraggianti, e in parte è chiaro che a tutt’oggi il Web è e rimane uno strumento irrinunciabile. Ma l’amplificazione indiscriminata di qualsiasi voce in un bacino indifferenziato e privo di specializzazioni, per molti versi del tutto inconsapevole, ha creato non già un pluralismo utile, quanto piuttosto un affollamento tossico esteso lungo tutte le latitudini.
Se in una piazza reale tutti iniziano a urlare, chi intende farsi sentire sarà costretto ad alzare ancora di più la voce, aumentando il baccano e selezionando in modalità avversa altra gente ancora più a suo agio nell’alzare la voce.
Il risultato è evidentemente caotico, ovvero determina uno scenario affollato e a più velocità; un vero e proprio oceano percorso internamente da correnti anche molto diverse tra loro, che propongono idee e progetti il più delle volte contaminate da istanze truffaldine, o demenziali, o volgarmente autopromozionali (basti pensare all’ormai onnipresente fenomeno dei fuffaguru), che in definitiva ci vedono attori sempre più passivi al cospetto di una nuova forma di zapping televisivo: appunto, lo scrolling, come ovvio riferito alla netta sovrabbondanza dell’utenza mobile rispetto a quella desktop.
Mi sono permesso di elencare brutalmente quelle che a mio avviso sono le derive più evidenti che il Web contemporaneo rappresenta:
Le dinamiche valorialmente inflative del Web a mio avviso seguono una dinamica molto chiara, che è la seguente: da un lato c’è un operatore che intende chiedere denaro per erogare un certo servizio: dall’altro lato c’è un secondo operatore che, desideroso di farsi conoscere, sfrutta l’implicita domanda creata creata dal primo operatore per erogare gratuitamente il suo stesso servizio. In altre parole, o il Web è uno strumento per vendere più efficientemente prodotti e servizi che si vendono già nel mondo reale (Amazon docet), oppure è un mezzo che crea l’illusione di creare nuovi prodotti e servizi, che in realtà arricchiscono solo le grandi piattaforme attraverso la vendita di nostri dati personali a terzi.
Il fenomeno stesso della fruizione, oggi come oggi, è cambiato. Siamo in troppi a scrivere, dunque siamo in troppo pochi a leggere: è un’equazione molto banale e facilmente comprensibile — a proposito di isomorfismi monetari — anche da un punto di vista strettamente economico. I contenuti attuali, per esistere, devono essere l’esatto opposto di ciò che è stata la grande letteratura. In altre parole si continuerà certamente a ripubblicare in edizioni cartacee l’Odissea di Omero, così come 1984 di Orwell, ma difficilmente riusciremo a trovare ripubblicati testi usciti per la prima volta trenta o venti anni fa, se non entro dinamiche editoriali che sono l’eccezione e non la regola.
Il Mondo Andato Avanti di Filippo Albertin Tutto è passato, passati sono pure i Rosari Fiorelli, passata, trascorsa, dimenticata anche la loro indimenticabile presenza sulle macerie di Tangentopoli, sui palchi della Prima Repubblica, dei villaggi turistici, delle lottizzazioni. Passata è addirittura la contaminazione che denunciavamo in tempi non sospetti. Passato, trascorso, dimenticato quello che già cercavamo di far dimenticare in tempi che oggi gettiamo in oceani di piagnistei. Non riusciamo neppure a ricordare un luogo dal quale ricordare ciò che giace più che cancellato. Tutti i libri sono stati letti. Neppure una libreria remainder perviene all'orizzonte delle nostre città.
Solo per Me — Una poesia di questa mattina. Ho ripreso a scrivere poesie seguendo una sorta di implicito consiglio di Ray Bradbury. Il consiglio lo trovate nel libro Zen in the Art of Writing. Lo trovate, cioè, se lo cercate. Non è un libro particolarmente didascalico, anzi. Ma direi che è proprio questo il suo valore…
Austin Kleon musicassette — Peraltro, trovo interessante che Sherlock Holmes sia proprio in questa sua playlist. Mi piace l’idea. Da bambino ne facevo peraltro parecchie di musicassette personalizzate. Era un lavoro piuttosto istruttivo sul piano della creatività. Il digitale spinto ha rettificato di molto la nostra capacità manuale di fondere le cose per creare novità.
Burle e somiglianze musicali — Quella delle “somiglianze musicali”, per ogni musicista, è una sorta di ossessione. Il pop è pieno zeppo di somiglianze, ora volute, ora non volute, oppure anche subliminali: canzoni che scivolano in altre o sembrano essere fatte apposta per un mashup, ritornelli presi di peso, ispirazioni da schemi antichi o antichissimi, e via discorrendo. Tempo fa ho inserito questa cosa pure in un corso di songwriting tenuto a Vicenza, che ha goduto peraltro di un notevole successo. Detto questo, ascoltiamo di fila Giulio Cesare e Every Little Thing She Does Is Magic.
Ebbene sì. Ispirato da una precisa serie di video prodotti da nota marca tedesca di taccuini mi sono lasciato prendere la mano.
Fino a Prova Contraria di Filippo Albertin E se fino a prova contraria la destra non fosse, come dicono i più, un baluardo di cattiveria, razzismo e retrograda boria da analfabeti, ma solo il mezzo per portare quei tanti analfabeti a votarla per i comodi dei potenti? E se fino a prova contraria la sinistra non fosse, come dicono i più, la nemesi colorata, ambientalista, progressista e buonista di quella destra, ma solo una comparsa nel teatro vuoto della politica, per fare finta di opporsi e servire i comodi di quegli stessi potenti? E se fino a prova contraria il mainstream non fosse, come dicono i più, la falange armata dei potenti, per ammansire le masse e renderle obbedienti, ma solo una cricca di ex poracci, che hanno guadagnato un posto fisso per imitare la bella vita dei soliti potenti? E se fino a prova contraria il libero pensiero non fosse, come dicono i più, la vera opposizione dei veri liberi, ma l’insieme informe di orologi rotti, che due volte al giorno segnano l’ora esatta, mescolando ufologia e massonerie, terre piatte e piramidi messicane, antiscientismo, tuttologia e anti-tuttologia, solo per confermare con il loro chiasso inutile il potere dei già potenti? Io credo che il mondo abbia un solo nemico, e quel nemico è l’uomo, nemico in quanto ricattabile, nemico in quanto furbo, nemico anche se stupido, nemico anche se debole, scemo, banale, nemico se istruito dalla PlayStation e non dalla Storia o meglio dalle Idee. Non mi schiero con i più, perché non c’è alcuna parte con la quale schierarsi: tra veri cattivi e falsi buoni, non scelgo, mi astengo; tra buoni stupidi e ignoranti che si ergono a intellettuali, non scelgo, mi astengo; tra il peggio e il meno peggio scelgo il secondo, ma solo perché costretto. Ma sempre e solo continuerò a non scegliere i più, preferendo me stesso, fino a prova contraria.
Stamattina ho trovato un mio vecchio taccuino, imboscato nei meandri dello zaino che ho portato qui in vacanza assieme al mio Chromebook. (Ebbene sì, niente Vivaldi Browser. Di solito quando mi muovo vado di standardizzazione mainstream, anche perché la produttività personale in senso lato è messa da parte.)
Ci sono delle immagini veramente cool. Come questa, per esempio. Come vedete, amo utilizzare per questi ritagli la mia succursale di microblogging nel fediverso di Vivaldi Social, che vi invito a seguire e a usare.
Nel medesimo taccuino ho anche trovato delle cose che mi ricordano la mia passione per il cinema di genere di quello che ho sempre chiamato “il cinquantennio pop”, dagli anni Cinquanta a poco dopo la fine degli anni Ottanta. Non saprei come inquadrarle, ma mi piacciono molto.
Per non parlare di questo delirio discordiano, che mi suggerisce di continuare una certa lettura che ho messo momentaneamente nel cassetto: L’Occhio nella Piramide (1975). Ma questa è un’altra storia…